La formula magica di Renzi

Tra Isola dei famosi e salotto letterario. Il magico mondo di Matteo Renzi, un po’ Fininvest e un po’ riti sciamanici

(Il Messaggero – 31/10/11)

ROMA – Alcide non c’è, e neppure Bono Vox. Questo è un peccato. Ma non si può avere tutto, nel magico mondo di Matteo, compresi i due miti che danno il titolo all’autobiografia che Renzi ha scritto quando aveva 31 anni: «Da De Gasperi agli U2». Però c’è mister Magnolia, ossia Giorgio Gori. L’ex direttore di Canale 5, e produttore fra l’altro dell’Isola dei famosi, prende ieri la parola sul palco della stazione Leopolda e che gioia: «Caro Renzi, per cambiare bisogna metterci la faccia, e io la mia la metto». Per entrare nel Renzi-net, in questo mainstream riformistico-motivazionale, c’è una formula magica, una sorta di rito verbale d’iniziazione, che non si può non pronunciare: «Matteo, tocca a te». Lo dice Gori. Lo dice, «a nome della nostra generazione», Martina Mondadori, che sta nel cda della casa editrice di Segrate. Lo dice lo scrittore, e imprenditore, Edoardo Nesi, quello che ha vinto l’ultimo premio Strega. Ma il guru più guru chi è? Sarebbe stato Quelo se i leopoldini, invece di prendere (senza dirglielo) da Corrado Guzzanti la sua parodia di Bertinotti, gli avessero chiesto in prestito la strepitosa macchietta del santone da lui inventata («C’è crisi, c’è grossa crisi»). Ma anche Alessandro Baricco, sia pure cinquantenne, può andare bene: «La sinistra è diventata quanto di più conservativo ci sia. Ai deboli, dobbiamo dare un sistema dinamico», avverte il riccioluto titolare della scuola di scrittura Holden.
Baricco ha dunque trasmigrato dal veltronismo al renzianesimo. Arturo Parisi rappresenta invece il prodismo interessato al big bang di Matteo – giù applausi – e delizia i presenti con una citazione di Luigi Tenco: «I sogni sono ancora sogni e l’avvenire è ormai quasi passato». O l’avvenire sta per partire, come recita il rap dei rottamatori? L’ha inventato l’editore Alberto Castelvecchi, testa pelata, look da rockstar spirituale alla Peter Gabriel, e «schioccate le dita insieme a me», dice dal palco ai leopoldini. Quelli partono come in un rito tecno-indù e lui: «Sta cambiando il ritmo della politica. Più forte, più forte, più forte…. E ora, facciamoci un applauso».

Chissà che cosa ha pensato, di fronte a questa danza sciamanica poco da Torino operaia, il pragmatico ex sindaco Chiamparino, mito renzista ma non della corrente spiritual. Sarebbe stato più adatto all’atmosfera Sergio Marchionne, considerato nel magico mondo di Matteo una sorta di mistico della buona rivoluzione capitalistica, il quale non è apparso ma risulta il più citato della kermesse. Insieme, ma senza nominarla, alla coppia Giavazzi-Alesina, autori del libro «Il liberismo è di sinistra». Ne sono convinti anche il veltroniano Salvatore Vassallo e l’ex gemello diverso di Matteo, il milanese Civati, non più renzista eppur leopoldiano? Manca un pallone per Billy Costacurta, ma lui c’è. L’ex difensore del Milan, in estasi per il «coraggio di Matteo», sembra poco compatibile – ma non lo è, perchè il leopoldismo li avvicina – con la democrat Ilda Curti, donna più votata a Torino e assessore che s’occupa di immigrati. Niente palloni, ma ovunque la mela di Steve Jobs e i pupazzi di dinosauri, che dovrebbero rappresentare gli anziani dirigenti del Pd, mentre Jean-Jaques Rousseau s’affaccia sia pure tramite le parole della filosofa Michela Marzano, la quale cita il «mandato imperativo» che obbliga gli eletti ad ubbidire agli elettori. Per amalgamare tutto ciò, compreso il pannellismo che apprezza il leopoldismo elogiato dal deputato radicale Mecacci, servirebbe un frullatore o un Bimbi e invece sul palco spicca un frigorifero di design molto trendy. Ad accarezzarlo ci sono anche imprenditori illuminati, alla Nerio Alessandri di Tecnogym: «L’Italia diventi il primo distretto mondiale del benessere».
Il magico mondo del «tocca a Matteo», né di destra né di sinistra, può contare su qualche timido appoggio esterno (Andrea Romano, della fondazione montezemoliana: «Ho sempre stimato Renzi») e può vantare un regista di riferimento che ha curato la kermesse. Ossia Fausto Brizzi, quello della «Notte prima degli esami», che è anche sceneggiatore di «Natale sul Nilo», «Natale in India», «Natale a Miami», «Natale a New York», «Natale in crociera». Se Renzi cucina un cinepanettone, nel Pd vinceranno i dinosauri di Jurassic Park.

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